CHIARA CORBELLA PETRILLO e la santità della porta accanto

Sabato 27 ottobre Padre Vito D’Amato ofm è venuto a parlarci della Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo in una serata di preparazione alla festa di Tuttisanti.
L’ha fatto davanti a una chiesa gremita in ogni ordine di posto, come nelle più importanti celebrazioni.
Una cosa straordinaria se ci pensiamo. In fondo sono passati sei anni dal transito di Chiara e, se vogliamo dirla tutta, nonostante la grande affluenza solo una percentuale infinitesimale dei presenti alla serata non conosceva le sue vicende terrene, che comunque nel rispetto del dolore ricalcano le tribolazioni e le scelte decisive di molte altre donne.
Quindi perché fare una serata per parlare di Chiara Corbella Petrillo, perché ha attirato così tante persone o per dirla con le parole di Fra Vito “Che cos’ha di straordinario la storia di Chiara? Cos’è che fa la differenza di Chiara?”.  
Il sacerdote ci/si risponde con una testimonianza che si fa man mano intima relazione con il Signore.
Inizia con un’affermazione semplice e liberatoria: “Chiara ha donato una speranza. Quello che lei ha vissuto, l’ha vissuto nella fede, ossia in questa relazione d’amore con Dio nella quale tu ti senti immerso. Sentendo lei ti senti portato a pensare a Dio e nel tuo cuore si apre un dialogo con Dio. Questa è la fede. La fede che è vita, cioè accogliere con fiducia e amore i fatti del nostra vita. Chiara non ha fatto nient’altro che questo.” Padre Vito, non sazio di questo macigno spirituale, ci incalza con un paragone: “Qual è la differenza tante volte tra noi e la Vergine Maria o tra noi e Chiara? Che noi quando ci capita qualcosa, davanti ai fatti della nostra vita, cominciamo a rispondere con dei SE .. tipo se fossi più alto, se fossi più simpatico, se fossi più intelligente, se, se, se. Ma la storia non si fa con i SE, la storia si fa con i SI. La storia l’ha fatta la Vergine Maria con i SI, la storia la fa gente come Chiara con i SI”. Ora Padre Vito ci ingolosisce. Ne vogliamo di più: qual è il SI di Chiara? Fra Vito continua: “Ok, va bene Signore, SI! Io sono nata per la gioia. Io sono nata per essere felice. Fammi vedere come mi renderai felice con una bambina encefalica, fammi vedere come mi renderai felice senza mio marito, fammi vedere come mi renderai felice con un tumore Tu che mi ami e sei l’Unico che può farlo”. E Lui l’ha fatto. Per Chiara è stato così. Lei ha continuato a credere che prima o poi Lo avrebbe visto. Alla fine l’ha resa felice facendola sentire dentro un amore, un’unità con Lui, con gli uomini, con la creazione che noi non ci aspetteremmo. Chiara ha sofferto ma la sofferenza della solitudine era molto più forte della sofferenza fisica e lei aveva il terrore di soffrire proprio perché temeva che mettesse a repentaglio la sua relazione con Dio. Di per se la sofferenza fa schifo, ma con Lui diventa un luogo meraviglioso perché Lui ha fatto diventare la sofferenza un luogo di donazione dove noi abbiamo visto l’amore folle di Dio che fa queste cose e questo ci unisce tra di noi. Quindi per amore Chiara ha sofferto ma se per amare mio figlio io devo soffrire va bene.”Mentre veleggiamo Fra Vito ci tiene a farci comprendere una cosa: “La cosa bella di Chiara è che ti rende la santità possibile. Che cos’è questo santo della porta accanto? È quello che vive in maniera divina la sua vita normale. Come direbbe Jovanotti “Un uomo qualsiasi, cioè un essere straordinario”. Qualcuno che vive l’esperienza comune a tutti gli uomini ma in modo divino”. Padre Vito va oltre e ci parla dei due mesi alla Carlotta e ricorda che Chiara parlando di una sua eventuale guarigione diceva che non avrebbe lodato il Signore della guarigione come testimonianza ma per il fatto che lei e suo marito erano sereni e che in casa c’era un clima sereno. Testimonia come eroicamente piano piano Chiara si staccava dal figlio e cercava di essere meno presente per non rendere traumatica la sua assenza: Si sofferma sul suo grande dispiacere nel lasciare il marito Enrico.
Le parole del sacerdote man mano si fanno sempre più vita: “Chiara non è morta serena, Chiara è morta felice, consapevole di tutto. Quando ci siamo detti le ultime cose, lei è esplosa di gioia e era veramente felice. Lì ho più o meno intuito cos’è la felicità e sentirti in quel posto tuo, in cui tu sei stato pensato da sempre. Che nella storia del mondo, dell’umanità tu hai un posto, quello lì è quello tuo e tu senti che “pac”, l’hai preso. Mi è venuto in mente proprio “tutto è compiuto”. Sono arrivato. Ho fatto Centro. Al termine del colloquio abbiamo celebrato l’eucarestia più bella della mia vita. Il vangelo citava “Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo” e io ho detto a Chiara “La luce del mondo è Gesù, il candelabro è la Croce. Chiara tu sei così bella stasera perché sei sul candelabro con Lui.” E Chiara che di solito si schermiva per queste cose, ha fatto un sorriso, ha annuito con la testa, era proprio là. Dopo la messa è esplosa veramente la gioia, lei ci baciava, diceva a tutti “Ti voglio bene””. Sono frasi che rendono la testimonianza vero dono e, insieme a Chiara, Fra Vito ci apre un percorso inaspettato: quello verso la Vita Eterna. “Adesso c’è un SI da dire per ognuno di noi nella vita al quale magari stiamo rispondendo con un SE. Lì dove diciamo SE, ecco, quello è il posto dove poter dire SI. Quello è il nostro piccolo passo possibile. Qual è il SI che ognuno di noi deve fare stasera? Fateci vedere il miracolo, fateci vedere il santo. Perché diventare santi è possibile, è per ognuno di noi. Diventare santi è la fortuna più bella che vi può capitare. Cristo ci ha rivelato cos’è la Vita Eterna (Gv 17, 3): “Questa è la Vita Eterna, che conoscano te o Padre. L’unico vero Dio è colui che hai mandato”. Punto. Questa è la Vita Eterna. È questa relazione ritrovata di nuovo dopo il peccato. Questo Padre che ti ama per quello che sei, per come sei, perché ti ha fatto Lui e con il quale puoi rientrare in relazione. Tutto diventa occasione per entrare in relazione con Lui, anche il peccato. I vari tiramolla a che ci servono? Ci serviranno cinque minuti per avere la soddisfazione di rimanere coerenti con il credo e la morale cristiana. Ma il dialogo e l’amore con il Signore, questa è la Vita Eterna. Per questo comincia già adesso. E la morte diventa uno dei tanti passaggi della vita. Vivere così è Vita Eterna. Vedi un uomo e/o una donna felici perché sono amati. Perché sono/sei al centro di questo amore. Quanto ti senti amato puoi fare tutto e tutta questa storia è possibile perché ci siamo sentiti amati.” Autentico amore cristiano quello di Chiara che porta molto frutto: “Il frutto di Chiara siamo noi. Tanti tornano alla fede tramite Chiara. Come quando leggiamo negli atti degli Apostoli che Cristo, andato in cielo, non si vedeva più ma la vita di Cristo si vedeva in quelli che erano stati con Cristo. La vita di Chiara si vede nella vita della Chiesa. Noi vediamo Chiara veramente, stasera si vede Chiara. Perché noi abbiamo una fortuna, noi siamo la chiesa. Dentro di noi c’è la vita di Cristo.” Al termine della testimonianza abbiamo pregato tutti insieme guidati dal canto della Worship e accompagnati da alcune frasi tratte dall’Enciclica “Gaudete et exultate” di Papa Francesco e dal libro “Siamo nati e non moriremo mai più” che parla della vita di Chiara. Ringraziamo Fra Vito perché si è reso autentico testimone della vita di Chiara e rendiamo lode a Dio per questa autentica serata di grazia e di amore durante la quale è stato possibile sperimentare quanto la santità e la Vita Eterna siano possibili per ognuno di noi. E chiudiamo immaginando Chiara sul candelabro con Gesù che ci accompagna nella nostra quotidianità incitandoci ad ambire alla santità in ogni nostro gesto, magari con una semplice frase: “Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della Vita Eterna”.

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