Ecumenismo: una strada senza ritorno

Il presente articolo sull’unità dei Cristiani e sul dialogo interreligioso, è stato scritto per la nostra parrocchia da don Luca Merlo, delegato diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Al termine dell’articolo troverai la locandina con le iniziative della diocesi di Verona, per la settimana di preghiea di unità dei Cristiani.

Nella sua enciclica ecumenica “Ut unum sint” (1995), Giovanni Paolo II affermava che l’ecumenismo costituisce per la Chiesa cattolica un cammino irreversibile, una strada senza ritorno. Questo percorso, in realtà, era già iniziato al Concilio Vaticano II che ha determinato un cambio di prospettiva per la Chiesa cattolica, riconoscendo che soltanto Cristo è “la luce delle genti” che illumina tutto e tutti. Di conseguenza, la Chiesa cattolica non mette più al centro se stessa chiedendo agli “altri” di tornare all’ovile…, ma si sente parte dell’unica Chiesa di Cristo e, con le altre Chiese, popolo di Dio in cammino.
Certo, non si tratta di un cammino facile: le difficoltà e le battute di arresto non mancano. Ma questa è la strada che ci ha indicato Gesù stesso quando prima di morire si è rivolto al Padre dicendo: “Non prego solo per questi, ma per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 20-21). Ecco perché le divisioni contrastano col disegno di salvezza che riguarda l’intera umanità, per la quale Gesù è morto e risorto.
La passione per l’unità dei cristiani, quindi, non è il pallino o la mania di alcuni… Anche perché oggi, su questo tema, si gioca molto della credibilità delle Chiese nei confronti del mondo e di chi non crede.
Il cammino ecumenico, com’è noto, ha un obiettivo chiaro e al tempo stesso impegnativo: ricostruire l’unità visibile fra le Chiese attorno a Gesù. Secondo papa Francesco: “L’unità non si fa perché ci mettiamo d’accordo tra noi, ma perché camminiamo seguendo Gesù. E camminando, per opera di Colui che seguiamo, possiamo scoprirci uniti. È il camminare dietro Gesù che unisce. Convertirsi significa lasciare che il Signore viva e operi in noi. Così scopriamo di trovarci uniti anche nella nostra comune missione di annunciare il Vangelo. Camminando e lavorando insieme, ci rendiamo conto che siamo già uniti nel nome del Signore e che quindi l’unità non la creiamo noi. Ci accorgiamo che è lo Spirito che spinge e ci porta avanti. Non si può andare dietro a Cristo se non ti porta, se non ti spinge lo Spirito con la sua forza. Per questo è lo Spirito l’artefice dell’unità tra i cristiani”.
E nella nostra diocesi a che punto siamo? Il dialogo ecumenico procede abbastanza bene soprattutto da quando, una decina d’anni fa, si è costituito il Consiglio delle Chiese Cristiane di Verona che, oltre alla Chiesa cattolica, comprende altre quattro confessioni cristiane:
La Chiesa Valdese. Presente in città dalla fine del 1800, ha il suo luogo di culto nel Tempio Valdese che si trova vicino al Duomo di Verona e comprende circa 150 fedeli, metà dei quali di origine ghanese.
La Chiesa Evangelica Luterana di Verona-Gardone. Presente da alcuni anni sul territorio e sempre attenta e disponibile nel curare buone relazioni ecumeniche, è attualmente ospitata nella chiesa di S. Domenico in Via del Pontiere a Verona e raccoglie circa duecento fedeli.
La Chiesa Ortodossa Romena. È presente a Verona dal 1998 e oggi conta 4 parrocchie sul territorio diocesano per un totale di circa 20.000 fedeli. La chiesa che si vede crescere in viale Palladio vicino alla stazione di Verona è di proprietà degli ortodossi romeni ed è una delle prime costruite in Italia.
La Chiesa Ortodossa Russa. È presente dal 1999 con 2 parrocchie e un centinaio di fedeli ed è nata anche a seguito dei buoni rapporti condotti dalla Diocesi e il Patriarcato di Mosca.
Oggi anche la realtà veronese attraversa un momento di grande cambiamento e sta diventando sempre più multietnica, multiculturale e multireligiosa. Accanto all’impegno ecumenico, quindi, si affianca l’attenzione per le altre esperienze religiose presenti sul territorio. Ne ricordo due in particolare:
– Le relazioni con la piccola ma vivace Comunità ebraica che conta un centinaio di membri e ha il suo riferimento nella Sinagoga, vicino a Piazza Erbe.
L’attenzione e il dialogo nei confronti della Comunità musulmana ormai molto numerosa anche a Verona.
Se è vero che gli ebrei sono i “nostri fratelli maggiori” (S. Giovanni Paolo II), anche “tra cristiani e musulmani siamo fratelli” ha ricordato papa Francesco nel suo viaggio in Africa e ha concluso: “Dobbiamo dunque considerarci come tali e comportarci come tali”.
L’ecumenismo e il dialogo interreligioso ci apre lo sguardo su un territorio ampio e, per molti aspetti, ancora da esplorare. Occorre pazienza e fiducia per incontrarsi e dialogare senza mai dimenticare che davanti a noi non c’è un’idea astratta, ma ci sono persone concrete con le loro storie, magari diverse dalle nostre, ma pur sempre umane, proprio come le nostre.
Oggi infatti l’ecumenismo chiede di essere vissuto in una situazione fortemente globalizzata che esige una comune testimonianza cristiana e un’autentica cooperazione, ad esempio per favorire la pace e la giustizia. Ecco perché, per papa Francesco: “In questo momento storico l’unità si fa su tre strade: camminare insieme con le opere di carità, pregare insieme, e poi riconoscere la confessione comune così come si esprime nel comune martirio ricevuto nel nome di Cristo, vale a dire nell’ecumenismo del sangue”.
Il messaggio è chiaro:le questioni teologiche possono essere discusse in un modo fruttuoso solo se si parte dalle situazioni reali degli uomini e delle donne di oggi, senza mai dimenticare che lo Spirito Santo ha i suoi tempi. Non possiamo essere impazienti, sfiduciati, ansiosi: il cammino comune chiede la responsabilità e l’impegno di custodire e migliorare quanto già esiste, che è molto di più di ciò che ancora divide.

Don Luca Merlo
Delegato diocesano per l’ecumenismo e
il dialogo interreligioso

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