LA MISSIONE DEL GIORNO D’OGGI è UN IMPEGNO PER TUTTI I CRISTIANI

È appena finito ottobre, un mese molto importante per la comunità cristiana, un mese che ci porta a conoscere la missione. Sulla fine degli anni ’60, dopo il concilio Vaticano II, papa Paolo VI esortò il popolo cristiano a rendere le giornate missionarie come delle espressioni di un’evangelizzazione permanente in modo che fossero delle spontanee manifestazioni dello spirito missionario. Da allora le Pontificie Opere missionarie hanno cominciato a proporre l’Ottobre missionario, che da anni ci accompagna nei nostri cammini di fede. L’Ottobre missionario prevede un cammino di cinque settimane dove si riflettono vari aspetti della missione: contemplazione, vocazione, responsabilità, carità, ringraziamento. Ma la missione cos’è? In una sua riflessione il cardinale Josef Tomko spiega che non si deve cercare una definizione scolastica per descriverla. La spiega in molteplici battute affiancando ad ognuna un passo della Bibbia. Dice che: “… Missione è la gioia di credere nella buona novella […], è la gioia di conoscere Dio come Padre e Amore a annunziarlo agli altri […], è credere che Gesù è morto uno per tutti, anche per quelli che non lo sanno […], In una parola molto espressiva e sintetica la missione è una Persona: Gesù sorgente di vita per tutti…”

La missione è un dono di Dio, che ci fa per crescere spiritualmente e interiormente. È un dono che dà la possibilità di crescere sia a chi lo vive in prima persona sia a chi lo riceve. La missione cresce nel proprio piccolo, dentro al cuore di ognuno. Tutti abbiamo una missione e siamo chiamati a fare qualcosa. Esistono diversi tipi di missione. È ripetitivo spiegarlo con gli esempi che si sentono sempre, con i grandi missionari come San Francesco Saverio o San Daniele Comboni, che hanno delle storie grandi e magnifiche, ma lontani alla moltitudine.  È utile spiegarlo invece con gli esempi di ogni giorno. È una grande missione solo il fatto di portare questo giornalino nelle case, suonare a tutti i campanelli per un semplice, ma di enorme utilità “va tutto bene?”, per una parola e una chiacchiera. È una grande missione l’educazione donata dai genitori, dai professori ogni giorno. È una missione fare una chiacchiera con qualcuno che ne ha bisogno, donare un sorriso a un collega, dare una pacca sulla spalla a qualcuno in difficoltà. Missioni grandi e missioni piccole si vivono ogni giorno, ed è stata veramente una grande missione quella vissuta da alcuni ragazzi della diocesi quest’estate. Lorenzo e Martina, lui di Bovolone e lei di Salizzole, hanno fatto parte di questo gruppo di ragazzi che, accompagnati da don Matteo Malosto si sono recati in Sri Lanka nella diocesi di don Antonio. Con qualche parola, Martina ci spiega qual è stata la loro missione durante questo viaggio:
“Quest’estate, guidati da Don Matteo Malosto, abbiamo intrapreso un viaggio missionario in Sri Lanka, in particolare nella diocesi di Don Antonio, a Ratnapura. Lo scopo di questo viaggio era la costruzione di una struttura/chiesa che potesse essere, per un villaggio di piantagioni di gomma, un luogo di riferimento e di preghiera. Dopo molti anni di tentativi nel realizzarla, in cui i lavori venivano bloccati a causa di mancanza di fondi, finalmente con le iniziative organizzate dalla parrocchia di Nogara per raccogliere soldi ed il nostro aiuto in quei giorni, sono riusciti a finire la costruzione. Due sono le cose che più resteranno indelebili nei nostri cuori. Da un lato c’è la loro grande testimonianza di fede: ci aspettavano da molto tempo e non hanno mai smesso di credere nella possibilità di realizzare il loro sogno, pregando ogni giorno e affidandosi al Signore senza mai perdere la speranza. Dall’altro, ci sono i sorrisi e la felicità: nonostante la loro povertà e difficoltà sociale hanno una felicità e serenità interiore contagiosa, che li porta a cooperare tra religioni e culture diverse. Dovremmo riflettere molto su quanto, al giorno d’oggi, la nostra quotidianità oscuri quelle che sono davvero le cose che contano e i valori fondamentali della nostra vita nei quali ricercare la felicità. Aver contribuito alla realizzazione di questa struttura ci ha riempito il cuore di gioia a tal punto da sopportare il peso della fatica, le difficili condizioni di vita, la difficoltà di adattamento alle loro abitudini, soprattutto quelle alimentari.  In questo viaggio abbiamo ricevuto molto più di quello che abbiamo dato e, nonostante le preoccupazioni iniziali prima della partenza, una volta arrivati là ci siamo sentiti subito a casa. Durante il nostro soggiorno, infatti, siamo stati ospitati dalle famiglie del paese che ci hanno aperto le porte di casa con semplicità e con entusiasmo, rendendoci partecipi della loro vita quotidiana come figli, come se ci conoscessero da sempre.  I saluti, il giorno del nostro ritorno a casa, non sono stati facili! Siamo riusciti solo a ringraziarli infinitamente per quello che ci hanno donato e a salutare con un arrivederci!” Card. Josef Tomko

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