Ave Maria (seconda parte)

In questa nuova puntata della rubrica “Pregando si impara” proseguiamo l’analisi della preghiera ”Ave Maria”, che abbiamo iniziato nel giornalino di dicembre.

Tu sei benedetta fra le donne
Ecco le parole di Elisabetta: “Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1,39-42). Il figlio che Elisabetta porta in grembo partecipa – ed anzi anticipa – della gioia della madre. Nell’Antico Testamento, ricorre spesso la parola «benedizione» (bera’ha), che significa: comunicazione di vita da parte di Dio. La benedizione non è quindi un atto sporadico, ma un’azione incessante di Dio, il segno efficace del favore di Dio impresso nella creatura. Maria è la benedetta per eccellenza: su nessuna creatura Dio ha riversato doni di natura e di grazia come su di lei. Maria, a sua volta, lo benedice magnificando la Sua grandezza: «grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome!». Attraverso Cristo, figlio di Maria, il Padre ha riversato su ciascuno di noi la sua vita. Noi come Maria lo benediciamo per questo dono straordinario di grazia.
e benedetto è il frutto del tuo seno
Elisabetta riconosce il frutto benedetto che Maria porta in grembo. Gesù, prima di essere «frutto» di Maria, è «frutto» dello Spirito Santo: lui è Dio, eppure pienamente frutto del seno di una donna. Tanto fu, infatti, soprannaturale il concepimento, quanto normale fu la gestazione della Vergine. Per nove mesi, come ogni altra donna, Maria custodisce il Verbo fatto carne nel proprio ventre, lo sente crescere e ne avverte i movimenti. Dio sceglie la strada più naturale per crescere e svilupparsi, e si rende visibile prima di tutto attraverso la rotondità di un ventre. Nella fede, dice sant’Ambrogio, anche noi siamo chiamati a concepire spiritualmente il Figlio, a farlo crescere in noi per poterlo donare al mondo.
Gesù
Fu il Papa Urbano IV che ordino l’aggiunta di “Gesù” come conclusione della prima parte. Siamo nel cuore dell’«Ave Maria»: la prima parte si apre col nome di Maria e si chiude con quello di Gesù, punto d’arrivo irrinunciabile. Tutta la storia della salvezza prepara l’arrivo di questo nome santo che sta al centro del mondo, della storia e del cuore di ogni uomo. Gesù, nome frequente per gli Ebrei, significa letteralmente «Iahvè salva». Gesù ci salva, e Maria ci porta a Gesù: è la via che conduce a Cristo (MC 32). La spiritualità orientale antica ci ha trasmesso una invocazione intensa e ricca di contenuto: «Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». Quando concludiamo la prima parte dell’Ave Maria con il nome soave di Gesù risvegliamo in noi i sentimenti di una grande meraviglia, ammirazione e riconoscenza per Maria che ce l’ha dato, e rinnoviamo per mezzo di lei la nostra consacrazione a Gesù.
Santa Maria
La proclamazione della santità di Maria ci introduce nella seconda parte della preghiera, che, pur mantenendo indissolubili legami con le Sacre Scritture, è stata composta in seno alla Chiesa. Per quanto l’attributo della Santità appartenga soltanto a Dio in modo pieno ed esclusivo, Maria è detta santa. Come è possibile questo? Santo è ciò che partecipa della santità di Dio. Molte sono le persone e le cose ad essere dette “sante”: il popolo di Israele, i Profeti, gli Apostoli; santa è la Chiesa; santi il tempio, l’altare, Gerusalemme. Alla base della nostra santità vi è un dato oggettivo: Dio dà all’uomo il dono della «grazia santificante». Essa è ricevuta nel battesimo e rende l’anima splendente e luminosa, simboleggiata dalla veste candida. Ora, questa grazia santificante che noi riceviamo nel battesimo è stata ricevuta con sovrabbondanza dalla Vergine Maria al momento della sua Immacolata Concezione. Maria è santa perché lo Spirito Santo abita in lei. La santità di Maria non fu soltanto frutto dei doni di Dio, ma anche frutto della continua e generosa corrispondenza della sua libera volontà (SM 4). La sua santità maturò in un aspro cammino di fede e in una carità sempre più generosa, attraverso il dono di tutta se stessa a Dio, fino all’offerta del suo unico Figlio sulla croce. Ora Maria è presente nella Chiesa e cammina innanzi al popolo di Dio e guida tutti noi alla santità. Il suo sì è per tutti i cristiani esempio di accoglienza della volontà del Padre, come via e mezzo per la nostra santificazione.
Madre di Dio
Questa espressione tradotta letteralmente dal greco sarebbe “colei che ha partorito Dio”. Siamo al fondamento della nostra devozione a Maria. Questo appellativo è, a rigor di termini, assurdo: Dio non ha una madre, perché è eterno. Possiamo dire questa frase grazie alla definizione del Concilio di Efeso del 431. Questo Concilio ha definito che Gesù Cristo è una sola persona, Dio e Uomo, per cui quello che si dice dell’uomo si può dire della seconda persona della Trinità; se Maria è madre di Cristo, dunque è madre di Dio, naturalmente nella natura umana di quest’ultimo. Dio ha deciso di abitare in mezzo a noi non presentandosi improvvisamente come uomo adulto, ma scegliendo una madre da cui nascere; si è presentato come fratello dell’umanità. Maria, umile creatura, nata nel tempo, può rivolgersi al Figlio di Dio dicendogli “figlio mio”. La scrittura ci dice che Maria venne data a noi come madre dolcissima presso la croce del Cristo. Leggiamo nel vangelo secondo Giovanni: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava [Giovanni, ndr] disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,25-27). Maria accoglie con amore il dono di questa nuova maternità che porta a compimento la prima. È così che Gesù lascia a Maria il mandato di madre della Chiesa.
L’analisi delle ultime frasi dell’Ave Maria la troverete nel giornalino di febbraio.
Fine seconda parte.
Fonte: http://www.abbaziaborzone.it

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