Il grest, un’esperienza veramente unica

Dieci luglio 2012, cortile parrocchiale, ore 18.25: sta ormai volgendo al termine un’altra bella giornata di Grest ed io, un pò defilato, sto guardando le quattro squadre che si scatenano sulle note de “Il ballo dell’estate”. Ad un certo punto qualcuno mi chiama per nome ma sono troppo concentrato per dargli bado: le Scimmie e le Gru oggi ballano veramente bene e devo decidere a chi assegnare i cinquanta punti messi in palio. L’intruso diventa insistente e dopo aver battuto un paio di volte vigorosamente la sua mano sulla mia spalla esclama: “Matteo, Matteo sono san Giovanni Bosco”. “Si, si – rispondo senza voltarmi – ed io sono santa Teresa di Gesù bambino”. Poi ripenso alla battuta e mi giro per salutare il simpaticone che l’ha fatta. Mi trovo davanti un alto prete con la tonaca nera, il tricorno ed un sorriso grande come il cielo. Non ho dubbi, la persona che mi sta davanti è proprio san Giovanni Bosco: è identico al quadro che si trova in sala rossa! La mia voce a questo punto si fa tremula e riesco solo a balbettare: “Ma, ma.. sei veramente tu”! “Tranquillo, tranquillo – risponde – non volevo disturbarti e tantomeno spaventarti. Ho sentito dire lassù che durante l’estate si svolge in questa parrocchia un’esperienza veramente speciale chiamata Grest e sono venuto per vedere se, come dice la beata Maria Pia, è veramente qualcosa di straordinario. La mia passione per l’educazione dei ragazzi ti sarà sicuramente nota”. A questo punto prendo coraggio: “Guarda, per me è un onore farti fare un tour del Grest. Capiti giusto giusto, possiamo cominciare da qui: vedi tutte le persone sulla gradinata? Quelli con la maglietta gialla sono gli animatori, le colonne di questa attività: mettono a disposizione il loro entusiasmo, il loro tempo e tutte le loro energie per far vivere qualcosa di indimenticabile ai ragazzi che gli sono affidati; quelli con la maglietta blu, invece, sono i veri protagonisti del Grest: i trecentosei partecipanti”. Il mio celeste amico guarda a questo spettacolo con gli occhi sognati di chi ha dedicato tutta la vita al bene dei fanciulli e dei ragazzi. Poi guardandomi esclama: “Che bello! Ma questo non fa del Grest qualcosa di unico”. A questo punto don Alberto decreta il sciogliete le righe: il Grest è finito. “Fermi fermi – esclama san Giovanni Bosco – dove scappate”? Con l’aria di uno che la sa lunga intervengo: “Non penso che ti sentano; vanno a casa, l’attività è finita: devi tornare domani”. Sorride: “Ngrest2on ci penso proprio”. Il tempo, all’improvviso, si ferma. “Ascolta – prosegue – sono affascinato da quello che sto vedendo: torniamo indietro nel tempo, non voglio aspettare fino a domani”. “Va bene – dico – allora possiamo saltare il momento del gioco ed andare alle 16.15, l’ora della merenda”. San Giovanni si sofferma a guardare la mia stazza e ridendo esclama:”Non è che è solo perché vuoi rifarla”? Detto fatto siamo all’ora della pausa; proseguo nella mia descrizione: “Ti ho portato qui per mostrarti un’altra cosa importante: vedi le persone che servono al bar, la mamma che sta curando il ginocchio sbucciato di quel bambino, le signore che puliscono gli ambienti, gli uomini che sistemano le scenografie? Sono tutti i volontari che fanno parte della nostra famiglia: senza di loro non ci sarebbe il Grest”. San Giovanni è sempre più colpito: “Straordinario – riesce a dire incantato – ma neppure questo fa del Grest qualcosa di unico”. Poi richiama la mia attenzione: “Guarda quella bambina con il berretto verde che raccoglie le cartacce lasciate dagli altri: ha un cuore veramente grande, stasera ricordati di premiarla”. Mentre sta parlando mi illumino: “Ho capito dove portarti: andiamo alle 15.15”. Arrivati all’ora decisa San Giovanni Bosco entra in Oratorio e ascolta le preghiere dei bambini, che ringraziano Gesù e gli chiedono di stare sempre vicino alle persone che gli sono care. Una lacrima di gioia riga il suo volto consumato, si volta verso di me e dice: “Si, il Grest è un’esperienza veramente unica”. Mette la mano sulla mia spalla ed usciamo a passeggiare nel cortile. A questo punto azzardo: “Ascolta, posso farti io adesso alcune domande? Questa in fin dei conti è un’occasione unica! Del tipo: don Paolo riuscirà a diventare Vescovo? E soprattutto, il Verona andrà in serie A”? “Caro amico – prosegue lui – perché non risponderti? Per quanto riguarda don Paolo..”.

“Matteo, Matteo, sveglia che lè tardi”! Mia mamma interrompe tutto sul più bello: era solo un sogno. Forse.

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