Ave Maria (prima parte)

In questo mese diamo avvio alla nuova rubrica “Pregando si impara”, in cui analizzeremo passo passo il testo delle preghiere più diffuse della cristianità come il Padre Nostro, l’Ave Maria, l’Angelo di Dio… Quelle preghiere che magari ripetiamo spesso, a volte in maniera meccanica, senza pensare realmente a cosa stiamo dicendo. Questa rubrica vuole essere un’occasione in più per aiutarci a pregare più consapevolmente ed intensamente.
L’8 dicembre ricorre la festa dell’Immacolata Concezione e proprio da qui partiremo, prendendo in mano il testo della preghiera “Ave Maria”, una le preghiere più conosciute ed amate. E’ composta di due parti ed un testo molto antico, almeno nella sua prima parte. Questa risale infatti a prima del X secolo ed è nel contempo una “lectio divina”, una lode e una contemplazione; la seconda parte, composta verso la fine del XIV secolo, ha invece un tono di supplica, molto influenzata dalla spiritualità tardo-medioevale, in cui il peccato e la morte erano molto presenti. L’aggiunta alla prima parte è stata ratificata dall’autorità della Chiesa nel 1568, in modo particolare da Papa Pio V.
Oggi abbiamo una preghiera molto equilibrata, con una introduzione biblica e una risposta alla Parola, dovuta al senso di fragilità dell’uomo e al suo bisogno di affidarsi alla Potenza divina attraverso l’aiuto di Maria. Fra le innumerevoli preghiere mariane, l’Ave Maria si è imposta proprio per questo grande equilibrio e giustezza liturgica e teologica.
Ma perché pregare Maria? Bisogna innanzi tutto contraddire una tendenza a fare di Maria qualcuno di più dolce e mite di Dio. Nessuno ci ama più di Dio e nessuno è più buono verso di noi di Lui! Allora è inutile pregare Maria? Maria è forse solamente una scorciatoia che evita la collera divina? Certo che no. Maria è il riflesso della grandezza, della tenerezza, e dell’estrema santità Dio.
Nell’Ave Maria si manifesta proprio la purezza e la trasparenza di Maria, tanto che nulla si ferma a lei, tutto passa a Dio.

Ave!
Fra le tante parole ripetute sulla terra, forse nessun’altra, oltre alla parola mamma, è stata ripetuta come questa: “Ave, Maria!”. Il greco direbbe “Rallegrati!”, in ebraico è certamente “Shalom!”, il saluto di pace. Non è un educato “buongiorno” , ma un augurio e un annuncio. Il profeta Zaccaria, annunciando la venuta del Messia, aveva esclamato: “Rallegrati, figlia di Sion, esulta, figlia di Gerusalemme!” (Zc 9,9). Tre secoli prima il profeta Sofonia aveva usato identiche parole (Sof,14) e l’angelo Gabriele le ripete: “Rallegrati, Maria!”. Ogni volta dunque che diciamo “Ave, Maria” ci rallegriamo con lei. Il medesimo invito alla gioia, che ella ha accolto pienamente, è rivolto anche a ciascuno di noi, ogni giorno, quando il Signore ci chiede di entrare nella nostra vita, tante volte costellata da tristezze.
Maria
Leggiamo nel vangelo di Luca: “L’angelo Gabriele fu mandato da Dio…a una vergine, … La vergine si chiamava Maria” (1,26-27). Per gli antichi la scelta del nome aveva un significato di presagio: voleva esprimere la missione della persona che lo portava. L’aggiunta del nome “Maria” alle parole dell’angelo racchiude il mistero della Donna a cui il saluto è rivolto: secondo l’interpretazione più comune il nome “Maria” infatti ha due radici, una egizia – “Myr” – che vuol dire “amata”, l’altra ebraica – ” yam” – che è l’abbreviazione di Iahvè. “Miryàm” significa, dunque, “l’amata di Iahvè”, “la prediletta di Dio”. Il suo nome è indicativo del suo destino straordinario e della sua singolare missione: sarà per sempre la Figlia prediletta del Padre, la Madre amorosa del Figlio, la dimora dello Spirito Santo. Anche noi nel giorno del nostro battesimo abbiamo ricevuto un nome e con esso siamo stati inseriti nella famiglia di Dio. Dio ci conosce per nome ed ama ciascuno nella sua singolarità: la diversità del nome di ciascuno sta a dire che ciascuno ha un compito unico da compiere in vista della realizzazione del regno di Dio.
Piena di Grazia
L’angelo, salutando Maria, l’ha chiamata così, “piena di grazia”(Lc 1,28): Maria è avvolta dallo sguardo amorevole di Dio fin dalla sua concezione. È grazie a questa espressione che si è arrivati alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione. Pio IX l’8 dicembre 1854 proclamò il dogma di fede dell’Immacolata Concezione con queste parole: “Maria è l’Immacolata Concezione, la tutta santa e immune da ogni peccato, anche originale, in quanto redenta in modo preventivo, in vista dei meriti di Gesù Cristo, suo Figlio”. Maria piena di grazia è la dimostrazione di ciò che Dio fa quando trova una persona disponibile alla Sua azione. Lei è l’anticipo di quello che noi dobbiamo diventare: anche noi, infatti, siamo stati scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto (Ef 1,4).
Il Signore è con te
Quando l’angelo le disse “Il Signore è con te”, Maria comprese che queste parole erano una chiamata al servizio del Signore, per una missione che interessava i destini del suo popolo. Così ad Abramo, a Giosuè, a Gedeone, a Geremia, a Davide e a tutti coloro che chiama per una missione di salvezza, Dio ripete sempre: “Non temere, Io sono con te”. Maria si sente piccola, povera, sproporzionata alla grandiosità di quel piano. Ma l’angelo la rassicura: non temere, abbi fiducia, non far conto su di te, ma sulla potenza del Signore! A Maria viene assicurato l’aiuto di Dio per la realizzazione di questa grande missione. Non deve temere nulla, finché il Signore è con lei, perché «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 34). La vicinanza del Signore a Maria prende un significato di prossimità anche fisica: Dio, Cristo, è veramente dentro Maria, incarnato nel suo ventre. Maria risponde con generosità alla proposta del Signore e si offre a Lui in una donazione totale: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Queste sono le parole della fede, della disponibilità, dell’amore: sono il riassunto della vita di Maria. Dio assicura a ciascuno di noi la sua presenza. “Non temere io sono con te” lo dice ad ognuno di noi, ogni giorno, ogni istante, e ci ripete “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Non siamo mai soli: nei compiti che ci ha affida, egli assicura a ciascuno l’aiuto della sua grazia.
L’analisi della preghiera continua nel giornalino di gennaio.
Fine prima parte.

Fonte: http://www.abbaziaborzone.it

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